Sciogliere il corpo di dolore

 

Che cos'è il "Corpo di dolore"?

 

Si alimenta grazie alla voce della testa, involontaria e ripetitiva, che richiama pensieri emozioni esperienze o possibilità negative che vanno ad alimentare ciò che in noi si nutre di negatività: il Corpo di dolore appunto. Nella maggior parte delle persone il corpo di dolore è per lo più inconscio.


E' qualcosa da cui quasi ognuno si sente ciclicamente invaso, in modo più o meno intenso: pensieri, poi emozioni, quindi dolori o malattie nel corpo e realtà stretta, ciclicamente insoddisfacente e nella quale non troviamo un senso profondo.
La locuzione "Corpo di dolore" è stata ideata da Eckhart Tolle (per chi è interessato ad approfondire il libro è "Un nuovo mondo). E' quella parte di noi che non vogliamo vedere, che sta nell'ombra e soffre.

Per guarire il nostro Corpo di dolore e cambiare la nostra realtà non si può che guarire e cambiare quei pensieri e quelle emozioni negative che lo compongono, riconoscendo che non sono "noi", ma l'ego che gestisce il corpo di dolore e che il nostro sé autentico riconosce nel momento in cui smette di immedesimarsi in esso.

Volere cambiare l'esterno, la realtà o il corpo, senza cambiare l'interno, riconoscendo e liberandosi dal proprio corpo di dolore, è come ambire a cambiare la nostra immagine allo specchio restando gli stessi...
Ciò che smaschera e scioglie il Corpo di dolore è la nostra presenza, nel Qui e Ora, che disarma e ci libera da ciò che non siamo (il corpo di dolore) e che ci tira giù.

Un esempio (grazie a Karin per averci permesso questa condivisione)

Karin è una giovane donna tedesca che partecipa alla formazione Raidho Healing Horses. Durante un seminario viene invitata a interagire con un cavallo in uno spazio sicuro e protetto. Dopo pochi minuti vede che quello che lei pensava di fare con il cavallo non ha nessun effetto, l'animale la ignora completamente e si comporta come se lei non fosse presente (attenzione qui!). L’incongruenza tra il suo pensare e la sua espressione energetica è rispecchiata subito e chiaramente dal cavallo, l'effetto è che in Karin si risvegliano emozioni di tristezza.
Nonostante si sia presentata come una donna allegra, forse troppo. Adesso durante l’interazione con il cavallo Karin viene in contatto con la sua tristezza che fino ad ora era repressa nell’inconscio: cercava inconsciamente di compensare la sua tristezza con un'eccessiva allegria. Durante la sessione di lavoro Alexandra la guida ancor di più dentro quell'emozione e le chiede quale sia il suo messaggio, se ha un colore, una forma.

E le dice anche che può non accadere nulla ora, ma arrivare anche in un secondo tempo. Alexandra invita Karin a vivere, con gli occhi chiusi, le situazioni quotidiane in cui si sente così, in cui è invasa da ciò che sta sperimentando ora con il cavallo. Alexandra spiega a Karin che la tristezza ha un messaggio per lei importante però, come già detto, può arrivare anche in un secondo momento. La cosa importante è che lei ora sia diventata cosciente che la tristezza è un contenuto della sua anima, portato alla luce e non più negato. Con questo processo di prima consapevolezza Karin può riconoscere "l'emozione tristezza" e con ciò non identificarsi più completamente con essa, anzi, quell'emozione ha iniziato il suo percorso di scioglimento e di perdita di potere su Karin.
In lei si è creato uno spazio nuovo.
Quello necessario alla sua parte autentica per espandersi ulteriormente.

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